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CAVOLO VERZA ASTI SAN GIOVANNI - 1512Cavolo Verza Nome scientifico: Brassica oleracea var. sabauda L Famiglia: Brassicaceae Breve storia e note botaniche sulla pianta Il Cavolo verza (Brassica oleracea var. Sabauda) appartiene alla famiglia delle Cruciferae Brassicaceae, trib: Brassiceae . Specie: Brassica oleracea L. var. Sabauda simile al cavolo cappuccio, ma a differenza di questo presenta foglie grinzose, increspate e con nervature prominenti. una pianta di origine antichissima
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Cavolo Verza

Nome scientifico: Brassica oleracea var. sabauda L

Famiglia: Brassicaceae

Breve storia e note botaniche sulla pianta
Il Cavolo verza (Brassica oleracea var. Sabauda) appartiene alla famiglia delle Cruciferae – Brassicaceae,  tribù: Brassiceae –. Specie: Brassica oleracea L. var. Sabauda è simile al cavolo cappuccio, ma a differenza di questo presenta foglie grinzose, increspate e con nervature prominenti.
È una pianta di origine antichissima coltivata soprattutto nelle regioni centro-settentrionali d’Italia, particolarmente diffusa nel Canavese.
Si tratta di una pianta biennale con radice fittonante non molto profonda, fusto eretto di lunghezza raramente superiore ai 30 centimetri, foglie grandi, bollose o gibbose lungo i bordi, le esterne rivolte all’infuori e le interne raccolte a palla ma meno strettamente embricate di quelle del cavolo cappuccio.
La parte commestibile è costituita da una rosetta di foglie, quelle esterne sono rivolte in fuori, quelle interne si avvolgono e si sovrappongono, formando un grosso cappuccio globoso, serrato, abbastanza consistente. La palla, verde o rosso-violacea, non è molto compatta. Le nervature sono numerose e sottili; quella centrale è molto pronunciata e di colore bianco.
Se lasciata sviluppare, la pianta cresce fino a 1,5 metri di altezza, formando abbondanti ramificazioni con rametti fioriferi. I fiori sono gialli e, dopo la fecondazione, in genere incrociata ed entomofila, danno luogo alla formazione di una siliqua portante numerosi semi rotondi, di colore nero bluastro.

Cavolo verza
Esigenze

Si adatta bene a tutti i tipi di terreno, purché siano profondi, ben aerati e freschi, ben dotati di sostanza organica e con pH intorno alla neutralità. Preferisce climi temperato-freddi ed umidi, tollera il freddo, ma non il gelo. Arresta la crescita con temperature inferiori ai 5°C. Ha un’ottima resistenza al gelo: resiste a temperature di -10°C e si può quindi conservare in campo durante l’inverno.
E’ una coltura intercalare e lascia una buona fertilità residua sia per la notevole massa di residui colturali sia per il tipo di operazioni colturali richieste.

Tempi di semina e trapianto
Vengono utilizzate piantine allevate in vivaio in contenitori alveolati (semina fra maggio e giugno) e successivamente trapiantate da luglio ad agosto. Ottimo l’avvicendamento con legumonise.
In funzione delle dimensioni delle palle al raccolto si hanno diverse fittezze d’impianto: le distanze variano da 60 a 70 cm tra le file e 30-60 cm lungo le file. Aumentando la fittezza si ottengono palle più piccole e maggiori rese totali.

Lavorazioni
Richiedono lavorazioni profonde del terreno per agevolare lo sviluppo dell’apparato radicale.

Fertilizzazione
La coltura si avvantaggia notevolmente della concimazione organica. Il cavolo cappuccio è una specie mediamente esigente in elementi nutritivi (particolare importanza è rivestita da calcio e zolfo).

Prodotti
Si commercializzano le teste intere che sono adatte alla conservazione frigorifera.
In cucina si utilizza previa cottura e per la preparazione di zuppe e minestre.

Cure culturali
Il controllo delle erbe spontanee si può effettuare con sarchiature, pacciamatura e irrigazione localizzata oltre a una corretta rotazione colturale.
E’ importante eliminare i residui colturali a fine ciclo.

Irrigazione
La coltura necessita di irrigazioni al trapianto e nella fase iniziale di crescita. Eccessi idrici (e di azoto) all’ingrossamento della testa ne possono causare la spaccatura.

Avversità
Tra le malattie fungine ricordiamo l’Alternariosi (Alternaria brassicae), l’Ernia delle crucifere (Plasmodiophora brassicae), i marciumi basali (Sclerotinia spp., Rhizoctonia solani, Phoma lingam), l’oidio (causato da Erysiphe cruciferarum) e la peronospora (Peronospora brassicae, Peronospora parassitica). Sensibile anche ad alcune batteriosi (Xanthomonas campestris, Erwinia carotovora).
I parassiti animali più importanti sono gli afidi (Myzus persicae, Brevicoryne brassicae), le Nottue, Cavolaie (Mamestra brassicae, Mamestra oleracea, Pieris brassicae), le elateridi (Agriotes spp.), l’altica (Phyllotreta spp.), i punteruoli (Baris spp., Ceuthorrhyncus spp.) e la mosca del cavolo (Delia radicum).

Prodotti per la difesa
La peronospora può essere ostacolata con spruzzature di decotto di equiseto.
L’Ernia delle crucifere e numerosi marciumi basali e batteriosi sono fortemente limitati da corrette rotazioni (evitare la coltivazione di qualsiasi crucifera per 3-4 anni sullo stesso appezzamento), dalla distribuzione di litotamnio sul terreno prima del trapianto e dalle spruzzature di decotto di equiseto.
Per il controllo di nottue e cavolaia si può impiegare il Bacillus thuringiensis e l’olio di neem.
L’altica può costituire un grave problema soprattutto in caso di terreni compatti e asciutti; può essere contenuta in piccoli orti con rami di ginestra e spolverando la vegetazione con litotamnio e bentonite. In caso di forti attacchi ricorrere al piretro.
Il controllo della mosca del cavolo è soprattutto preventivo e consiste essenzialmente nella distruzione dei residui della vegetazione, asportando eventualmente anche il pane di terra circostante. Delle intrasemine per esempio con trifoglio ne ostacolano l’ovideposizione.

Produzione e raccolta
Indicativamente si producono 5kg di verze per metroquadro. La raccolta è scalare ed inizia circa a 100 giorni dal trapianto scegliendo le teste compatte e sode.
Le prime gelate conferiscono caratteristiche qualitative migliori.
Si possono conservare in pieno campo se la temperatura non scende sotto i -10°C.

Valori nutrizionali

Il cavolo-verza è molto ricco in vitamina A, vitamina C, vitamina K (importante per la coagulazione del sangue) e di elementi minerali come potassio, fosforo, ferro, calcio, zolfo (responsabile anche del caratteristico odore percepibile durante la cottura). Porta in media 30 Kcal per 100 g di prodotto. Le proprietà curative del cavolo-verza erano conosciute fin dalle antichità. Recenti studi hanno dimostrato che il cavolo verza, grazie alle sue proprietà organolettiche e alla presenza di alcune sostanze dette indoli, è da considerarsi protettivo nei confronti di alcuni tumori, soprattutto quelli dell’apparato digerente ed urinario. Il decotto di foglie di cavolo verza sembra aiutare a combattere bronchiti ed asma nonchè malattie dell’apparato gastrodigerente. L’acqua di cottura è ricca in zolfo ed è utilizzata per la cura di eczemi ed infiammazioni. Il succo di cavolo-verza è molto utile anche per combattere la stipsi.

Famiglia e varietà

Le foglie nelle diverse cultivar assumono tonalità cromatiche variabili dal verde fino al rosso violaceo.
Comprende varietà estive, autunnali e invernali. Delle prime ricordiamo il Primaticcio di S.Giovanni, il Verzotto corto precoce ed il Padovano; delle autunnali, il Verzotto d’Asti, di Milano, di Napoli e Vittoria; delle invernali il Comune d’inverno, il Pontoise, Trionfo d’inverno, Re d’inverno, Vertus ed il Piacentino.

Biodinamica

Oltre all’irrorazione dei preparati da spruzzo all’impianto e in produzione, l’apporto di sostanza organica ben compostata tramite cumulo biodinamico consente di limitare squilibri nella crescita ed i conseguenti attacchi di parassiti e di far sviluppare bene le teste.
È consigliabile eseguire l’inzaffardatura del materiale di propagazione con terra mescolata a cornoletame 500 o con pasta per tronchi biodinamica diluita o semplicemente con una poltiglia argillosa.
Uso del calendario biodinamico
Per preservare la qualità e serbevolezza  effettuare la raccolta in giorni di foglie.

CAVOLO VERZA ASTI SAN GIOVANNI - 1512

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